Bambini obbligati a bere acqua all’amianto: ignorate 600 firme

Dopo ben tre settimane di attesa il 21 dicembre il Comitato dei genitori Proteggiamo il Futuro ha incontrato il Sindaco di Agliana Giacomo Mangoni e la sua Giunta. La Preside non era presente per motivi non precisati. Ecco il comunicato emesso dai genitori che vedono mettere in pericolo dalle istituzioni la salute dei loro figli.


Nonostante siano state raccolte e protocollate 600 firme di genitori che chiedono l’interruzione del progetto “Acqua del Sindaco” nelle mense e nonostante i risultati delle analisi dell’acqua, pubblicate nei giorni scorsi dall’Autorità Idrica Toscana, che evidenziano l’allarmante presenza di fibre di amianto nell’acquedotto aglianese e la successiva allerta dei medici ISDE e Medicina Democratica in merito alla pericolosità dell’ingestione di amianto e nonostante i moniti di UE, IARC ed Centro tumori di Bologna, riceviamo l’ennesimo rifiuto da Sindaco e Giunta che continuano ad imporci le loro idee, obbligando in questo caso i nostri bambini a bere l’acqua del rubinetto nella mensa, senza avere la possibilità di scegliere che acqua bere!

Il sindaco di Agliana Mangoni

Il sindaco di Agliana Mangoni

Il Comitato si trova di fronte un muro di gomma: il Sindaco Mangoni nega qualunque compromesso ignorando ogni principio di precauzione, sostituendosi a noi genitori nelle scelte relative alla salute dei nostri figli.

Veniamo tacciate dall’assessore all’ambiente Fragai di essere, fobiche, allarmiste ed irrazionali. Veniamo informate che loro non possono tenere in considerazione ogni richiesta che gli giunge solo perché si sono raccolte delle firme, che è loro compito prendere queste decisioni e non sta a noi decidere in merito a questi argomenti, il perché non ci è dato saperlo.

In una democrazia rappresentativa loro non dovrebbero rappresentare la popolazione?

Il sindaco ci chiede nuovamente di affidarci alle istituzioni preposte ai controlli. Ma come possiamo fidarci delle istituzioni senza che ci dimostrino di essere affidabili e senza che ci vengano date garanzie?

Nessuno ci rappresenta. Nessuno ci tutela. Nessuno ci ascolta.

Cosa fanno i nostri rappresentanti di istituto?

La Preside Angela Desideri da che parte sta?

Questa è democrazia?

Chi pensa ai nostri bambini?

L’unica speranza ci giunge dall’Ordine dei Medici di Pistoia, che oggi, 22 dicembre, ci ha prontamente ricevuti, in virtù del proprio Codice Deontologico, secondo il quale la cosa fondamentale è tutelare la salute delle persone. Il suddetto Ordine attende dati in base ai quali prenderà posizioni ufficiali. Nel frattempo, alla luce della documentazione e di quanto da noi esposto, hanno espresso il loro appoggio alla nostra richiesta, che è proprio quella della salvaguardia della salute pubblica.

Le istituzioni ammettono: amianto nelle acque toscane

Amianto nell’acqua di Pistoia, Livorno, Agliana, Piombino, Forte dei Marmi (e altri comuni ancora). I risultati delle analisi solo grazie alle pressioni della Campagna

Ad un anno dal lancio della Campagna No Amianto Publiacqua arrivano i risultati delle prime analisi imposte alle istituzioni dalla mobilitazione popolare sul tema. E grazie a quanto si evince dal documento diffuso dall’Autorità Idrica Toscana si viene sapere che il fenomeno non si ferma solo all’area gestita da Publiacqua (Firenze, Prato, Pistoia, Medio Valdarno) ma che è purtroppo diffuso anche in altri territori della regione. Nero su bianco AIT ci informa che l’amianto è stato trovato nei comuni di Agliana e Pistoia (Publiacqua spa), Camaiore, Forte dei Marmi (Gaia spa), Livorno, Cecina, Piombino, Rio Elba (Asa spa), San Giuliano Terme, Santa Croce sull’Arno (Acque spa). Qui è possibile scaricare il documento con le date di analisi e i valori riscontrati:
http://www.autoritaidrica.toscana.it/focus-sugli-acquedotti-in-amianto/monitoraggio-della-presenza-di-fibre-di-cemento-amianto-nell2019acqua-ad-uso-potabile/risultati-delle-analisi-per-la-ricerca-di-fibre-di-amianto-su-campioni-prelevati-fra-novembre-2014-e-agosto-2015/view

Ricordiamo che le fibre di amianto, anche le nano, provocano il cancro nell’organismo umano. Una recente classificazione compiuta dall’Agenzia Internazione Ricerca sul Cancro (IARC) si concentra e analizza tutte le forme di asbestosi sicuramente cancerogene compresa quella derivante dall’amianto ingerito. I cancerogeni del gruppo 1 IARC, infatti, non hanno soglia: l’unica soglia possibile per la sicurezza dei cittadini è zero. Pertanto nell’acqua ‘potabile’ la concentrazione deve essere zero.

Nonostante ciò Alfredo De Girolamo, presidente di Confservizi Cispel Toscana (ovvero l’associazione dei “padroni” dell’acqua, con fare arrogante fa sapere che “Non c’è nessun problema nell’acqua toscana. Si può bere tranquillamente dal rubinetto e non esistono rischi di salute pubblica. Basta, dunque, con questi allarmismi sull’amianto”. Nessuno che voglia approfondire la questione, che ponga domande confutando quanto erroneamente dichiarato: l’opinione pubblica va tranquillizzata e deve continuare a bere acqua pericolosa, nessuno deve pretendere che le società per azioni eliminino le pericolose tubature che scopriamo addirittura essere lunghe ben 1.900 chilometri, lo confessa lo stesso De Girolamo nella foga di stoppare il diritto dei cittadini ad un’acqua salubre.

Ricordiamo infine alla Regione Toscana e all’Autorità l’impegno preso nel dicembre del 2014 per l’eliminazione dei tubi a carico delle società per azioni a cui è permesso di speculare sul bene comune per eccellenza: “L’Autorità Idrica Toscana informa che non ci saranno aumenti in bolletta per affrontare lavori di sostituzione delle reti in cemento-amianto […]. Ogni intervento futuro in questo ambito rientrerà nel piano degli investimenti già previsti e concordati con i gestori del servizio idrico integrato […]”. Il tempo stringe e le popolazioni toscane continuano a bere pericolose fibre di amianto nonostante paghino le bollette più care d’italia (https://noamiantopubliacqua.wordpress.com/2014/12/23/amianto-altra-vittoria-via-i-tubi-senza-aumenti-in-bolletta-risparmio-di-182-euro-ad-utente/)

La Regione tranquillizza il “cittadino elettore” con dati vetusti. La Campagna sfida Rossi e Bramerini a bere acqua con fibre di amianto

L’ultima classificazione compiuta dall’Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro (IARC) sulle forme di asbestosi sicuramente cancerogene per l’uomo (Gruppo 1) comprende anche quella derivante dall’amianto ingerito. E i cancerogeni del gruppo 1 IARC non hanno soglia: l’unica soglia possibile per la sicurezza dei cittadini è zero. Pertanto nell’acqua ‘potabile’ la concentrazione deve essere zero. Colpisce quindi il tranquillizzante comunicato emesso oggi dalla Regione Toscana – certo funzionale alla campagna elettorale del presidente Enrico Rossi bocciato dalle associazioni e dai movimenti per la difesa di una buona acqua pubblica – che rassicura ancora una volta sulla presenza di amianto nelle condutture dell’acqua potabile toscana: oltre mille chilometri di pericolosi tubi in tutta la regione.

Alla Regione e all’Istituto Superiore di Sanità (ma anche a tutti gli organi di stampa che pubblicheranno il comunicato istituzionale), suggeriamo quindi vivamente di leggere quanto prima la ricerca IARC all’indirizzo http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/mono100C-11.pdf dove la pericolosità dell’amianto ingerito è messa nero su bianco. Purtroppo è in inglese, ma traduciamo, per semplicità e per favorire una lettura consapevole agli esperti della Regione Toscana e dell’ISS, le conclusioni: “Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Le fibre in amianto provocano il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe e delle ovaie. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Tutte le forme di amianto sono cancerogene per l’uomo (gruppo 1).”

A Enrico Rossi, Anna Rita Bramerini e a tutti coloro che giocano con la salute dei toscani lanciamo una sfida: Siete pronti a bere un bicchiere d’acqua con dentro sbriciolate un po’ di fibre di amianto? Prima delle elezioni se possibile.

 

La Campagna “No Amianto Publiacqua” boccia Rossi e la sua giunta

Enrico Rossi e Anna Rita Bramerini

Enrico Rossi e Anna Rita Bramerini

Alla salute dei toscani si antepone il profitto delle società per azioni

Abbiamo scoperto da soli che Publiacqua usa tubi in amianto per portare l’acqua nelle case dei fiorentini, dei pratesi, dei pistoiesi e di chi vive nel medio valdarno; ci siamo indignati per l’assenza delle istituzioni su un tema così importante per la salute dei cittadini; ci siamo organizzati e uniti in un Campagna per l’eliminazione dei 225 chilometri delle pericolose tubazioni; abbiamo dimostrato analizzando il bilancio di Publiacqua, confortati dalla legge, che il costo di questa eliminazione deve ricadere sui soci della società per azioni e non sulle tariffe degli utenti o sui bilanci dei Comuni e della Regione; abbiamo costretto anche la Regione Toscana e l’Autority ad affermarlo, nonostante avessero sostenuto il contrario in prima battuta; abbiamo raccolto cinquemila firme online e su moduli cartacei per fare pressione sugli amministratori regionali, a partire dal presidente Enrico Rossi, sui Sindaci dell’AATO 3, sul presidente e sul direttore generale dell’AIT, sul presidente e sul cda di Publiacqua.
La Regione Toscana e l’Autority del servizio idrico, pressate dalla Campagna “No Amianto Publicqua”, hanno dovuto prima riconoscere che esisteva un problema, poi ammettere che i tubi andavano eliminati. Hanno iniziato a monitorare il fenomeno e a fare analisi, anche se ancora con evidenti limiti culturali – “ingerire l’amianto non fa male”, “bere un litro di acqua contenente 22.500 fibre di amianto” non è pericoloso – e con altrettanto evidenti limiti politici – si tutelano gli interessi e i profitti di Publiacqua non obbligandola ad una immediata eliminazione delle tubazioni sparse un po’ ovunque sul territorio.
Manca ancora da parte loro, è doveroso riconoscerlo, la trasparenza dovuta su questo pericoloso fenomeno. L’assessore regionale all’ambiente Annarita Bramerini ha dato notizia di analisi che hanno confermato la presenza di amianto nell’acqua potabile ma non ci ha detto dove. Come è ancora oscuro dove vengono fatte le altre rilevazioni e i risultati che hanno dato. Il silenzio delle istituzioni non ci conforta, considerata anche la storia del tallio nell’acqua potabile della Versilia dove istituzioni e società gestrice hanno fatto a gara a nascondere la verità.
È ormai chiaro che in Italia, e la Toscana non è per niente esente dal fenomeno, quando il profitto dei privati compete con i diritti dei cittadini la politica si schiera generalmente dalla parte delle società private. Noi vigileremo che ciò non accada, come vigileremo sul cronoprogramma di eliminazione dell’amianto e che i costi gravino su Publiacqua e non sugli utenti né sulla fiscalità generale e invitiamo coloro che decideranno di recarsi alle urne il prossimo 31 maggio a scegliere candidati che sappiano garantire una guida alla Regione trasparente e al servizio dei cittadini.

Publiacqua, trovati nell’acquedotto pericolosi policlorobifenili, catrame e vernice

I risultati delle analisi dell’acqua effettuate con il contributo del genitori e dei cittadini Agliana

A seguito delle notizie diffuse dalla stampa locale relative alla presenza di 23 Km di tubature in cemento amianto nell’acquedotto di Agliana, un gruppo di genitori delle scuole del Comune, di cittadini e di alcuni consiglieri comunale di Pistoia e Agliana, si sono autotassati per far analizzare l’acqua e scongiurare ogni timore sulla qualità di questa, visto che né amministrazione ne’ gestore si sono preoccupati di fare delle analisi per tranquillizzare la popolazione. E’ doveroso sottolineare, a tal proposito, che la massima autorità sanitaria locale, preposta alla tutela della salute pubblica è il sindaco, il quale è stato informato ampiamente dei suddetti timori, in assemblea pubblica tenutasi in data 16 dicembre 2014 e, nonostante le sollecitazioni, alla data odierna risultano ignorate le richieste fattegli. Grazie al contributo, dunque, di queste numerose famiglie è stato possibile affidare ad un laboratorio specializzato l’incarico di analizzare l’acqua che beviamo, per verificare se fossero presenti amianto e altre sostanze pericolose per la salute quali Diossine, Furani e PCB, sostanze chimiche e tossiche che hanno effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente. Il campione di acqua analizzato è stato prelevato da una fontanella del Parco Pertini, area frequentata da bambini e famiglie, nota a tutti i residenti di Agliana.

I risultati delle analisi, rassicuranti per quanto riguarda l’amianto (ovviamente solo per quello specifico del fontanello!), hanno invece rivelato una elevata concentrazione di PCB, policlorobifenili, sostanze derivate dal petrolio, catrame, vernici, sigillanti; la rilevazione nell’acqua di questo pericoloso elemento è associabile alla presenza dell’inceneritore. Secondo la scheda dellOMS1 i valori riscontrati nel campione di Agliana sono estremamente preoccupanti.

I PCB sono sostanze pericolose per la salute umana

L’evidenza clinica suggerisce un legame tra l’esposizione ai PCB ed un aumento nel rischio di cancro del sistema digerente (fegato) e del melanoma maligno. L’esposizione a PCB è anche associata a deficit riproduttivi, ritardo nella crescita, ritardo nello sviluppo, effetti neurologici (anche transienti), alterazioni del sistema immunitario (aumento di probabilità di contrarre malattie, alterazioni nei linfociti circolanti), cloracne e alterazioni della pigmentazione della cute, alterazioni alle unghie e alle gengive.

I PCB una volta assunti rimangono nell’organismo e si accumulano nel fegato, nella pelle, nel cervello e nel grasso corporeo.

I PCB sono sostanze di sintesi create artificialmente dall’uomo. Sostanze giudicate talmente pericolose sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente, da proibirne la produzione fin dagli anni 80 ; Il controllo della loro presenza è tuttavia regolato a termine di legge solo nelle acque di scarico, in quanto non ne è ammissibile la presenza (in nessuna quantità) nell’acqua potabile; Quel che desta preoccupazione e’ averne trovato in quantita’ elevata proprio nell’acqua che noi e i nostri figli beviamo, ossia quella analizzata in questa occasione.

L’acqua che beviamo risulta essere inoltre la più cara d’Italia.

Abbiamo il diritto di avere un’acqua buona e controllata e chi di competenza ha il dovere di assumersi le responsabilità della presenza e della mancata rilevazione di queste sostanze tossiche nella nostra acqua “POTABILE”. Per questo motivo si chiede esplicitamente al sindaco di partecipare a una nuova assemblea pubblica, che verrà fatta in data 27 marzo a Agliana (indicheremo dove si svolgerà), nella quale dovrà spiegare alla popolazione i motivi della sua indifferenza rispetto alla preoccupazione della gente, e in che modo ha deciso di tutelare la salute pubblica, visto che questo rientra tra i suoi compiti. Abbiamo certamente diritto a un’acqua SALUBRE, ma realmente salubre, con dati certi e non con supposizioni di gente che ha a cuore ESPLICITAMENTE IL PROPRIO INTERESSE.


1 http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0016/123064/AQG2ndEd_5_10PCBs.PDF Drinking-water:Levels reported in drinking-water are typically between 0.1 and 0.5 ng/litre (2). A person drinking 2 litres of water a day containing 0.5 ng/litre will be exposed to a daily dose of 0.01– 0.02 ng/kg (body weight 100–50 kg).

10 marzo, “Medico non pentito, scienziato non in vendita”: il Prof Ugazio a Firenze

Assemblea pubblica, martedì 10 marzo, ore 20.30
“Medico non pentito, scienziato non in vendita”, interviene il Prof Giancarlo Ugazio
Al Giardino dei ciliegi in via dell’Agnolo 5 a Firenze. Aperitivo alle 19.30
La Campagna No Amianto Publiacqua ha organizzato un’assemblea pubblica sulla pericolosità della presenza di amianto nelle condotte idriche servite da Publiacqua. Interverrà alla serata il Prof Giancarlo Ugazio, professore Ordinario di patologia Generale presso l’Università di Torino dal 1976 al 2007, autore di 225 pubblicazioni scientifiche. Alle 19,30 ci sarà un aperitivo ad offerta libera per autofinanziamento campagna no amianto.
La Campagna No Amianto Publiacqua ricorda come in Toscana si beva acqua che scorre in condotte di eternit o cemento amianto. Tra Firenze, Prato e Pistoia ben 225 chilometri di tubature sono in amianto. La Regione Toscana, per bocca dell’Assessore all’ambiente (sic) Anna Rita Bramerini, rassicura i cittadini sostenendo in Consiglio regionale che possono bere tranquillamente un litro di acqua contenente 22.500 fibre di amianto.
L’assessore Bramerini e i decisori politici implicati ignorano e/o non considerano che:
– La recente classificazione compiuta dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) pone l’amianto fra i cancerogeni che non hanno soglia di sicurezza: l’unica soglia possibile per la sicurezza dei cittadini è zero.
– L’Unione Europea nel 2013 riconosce tra le malattie dovute all’amianto anche quelle provocate dall’ingestione di fibre di amianto
– L’Unione Europea dispone che vengano rimosse le tubature in cemento amianto.

4 marzo: a Settignano il documentario “H2A: l’acquedotto in amianto”

Alle 21 alla Casa del Popolo, con la presenza del regista Giuliano Bugani

La Campagna No Amianto Publiacqua ha organizzato per mercoledì 4 marzo alle ore 21.00 una serata informativa sulle tubature in amianto della rete idrica, il pericoloso fenomeno presente massicciamente anche nell’acquedotto fiorentino gestito da Publiacqua spa.

L’iniziativa prevede la proiezione del documentario “H2A: l’acquedotto in amianto” alla presenza di Giuliano Bugani, regista e ideatore del filmato. Durante la serata, alla quale interverrano anche gli attivisti della Campagna No Amianto Publiacqua, sarà fatto il punto sulla situazione fiorentina.

Il documentario di 30 minuti “H2A. L’acquedotto in amianto”, realizzato da Giuliano Bugani e Daniele Marzeddu, con le riprese di Salvo Lucchese, svela una cruda realtà: la presenza della fibra killer nelle tubature di Bologna. E attraverso il parere di alcuni esperti – il presidente dell’Associazione esposti amianto (Aea), Vito Totire, l’oncologo Luciano Mutti e il direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini, Morando Soffritti – tenta di rispondere alle domande dei cittadini.

Seguirà dibattito​