Regione costretta al monitoraggio, ma non si rende conto che non possono esistere “valori limite”

Enrico Rossi e Anna Rita Bramerini

Enrico Rossi e Anna Rita Bramerini

L’Autority intanto tutela i profitti dei soci e vuole che a pagare per l’eliminazione dei tubi siano i cittadini con la bolletta.

Dopo esser stati costretti ad affrontare il tema della rete idrica inquinata dalla fibra cancerogena dell’amianto la Regione Toscana e l’Autorità Idrica Toscana hanno annunciato oggi di voler definire un Piano di Monitoraggio delle tubature inquinate presenti nella rete regionale. Il monitoraggio era uno dei contenuti chiave della Petizione lanciata ai primi di dicembre.

Il Monitoraggio promesso dalla Regione ha però un grande limite. Gli assessori regionali Anna Rita Bramerini (ambiente) e Luigi Marroni (salute) hanno infatti messo nero su bianco la loro scarsa competenza scientifica in merito al mesotelioma all’addome e alla pleura causato dall’amianto. Chiedono infatti al Governo che per l’amianto “sia fissato un valore limite di legge”, affermando così, in sostanza, che un cittadino può bere acqua contenente amianto purché il numero di fibre risulti essere sotto una soglia fittizia stabilita a tavolino. Garantiscono così i nostri decisori pubblici la serenità e la tranquillità dei loro cittadini/elettori? Berrebbero loro dell’acqua con solo “qualche” fibra di amianto?

La Campagna “No Amianto Publiacqua” si interroga quindi, e invita a riflettere, sul livello di conoscenza scientifica che sta alla base delle decisioni prese dai nominati dal presidente della Regione Enrico Rossi. E chiede al presidente, visto che i suoi assessori non danno risposte, perché si continua a ignorare il DM del 14 maggio del 1996 che impone una rapida sostituzione delle condotte in amianto e il controllo della presenza di fibre nell’acqua potabile interessata da tubazioni in amianto.

Preoccupa inoltre quanto dichiarato da Alessandro Mazzei, direttore dell’Autority, durante la conferenza stampa sull’amianto tenutasi in Regione. Sollecitato dalla domanda di un giornalista ha confermato che se l’eliminazione dei tubi sarà fatta a pagare saranno i cittadini con l’aumento della tariffa in bolletta. E ciò è francamente intollerabile, visto che Publiacqua ha già la bolletta più cara d’Italia e che solo quest’anno ha spartito tra i soci ben 47 milioni di euro di utile.

Su questo tema la Campagna ha chiesto – visto che i soldi ci sono – che a partire dal 2015 sia predisposto un piano triennale di eliminazione delle condotte in amianto, in piena sicurezza per i lavoratori e senza attendere il nuovo piano d’ambito che entrerà in vigore dopo il 2021.

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